Un borgo di 800 anni

La città di Asti, come tutte le antiche città italiane, disponeva fin dai tempi più remoti di un territorio esterno al suo recinto difensivo, di raggio limitato di sua stretta pertinenza, dove proiettava i suoi interessi fondiari e dove traeva le risorse per il suo sostentamento. Nell’anno 962 diplomi imperiali riconfermano in maniera definitiva che tale territorio appartiene indissolubilmente alla Città, rientra nella sua giurisdizione urbana e ne segue i destini. All’epoca il territorio, definito districtus o suburbium, è veramente ridotto, e nel settore settentrionale della Città arriva fino alle sponde del Rivum Crosum ( Oggi Rio Crosio), a poco meno di ottocento metri dal recinto cittadino.

Con il crescere delle fortune economiche, ed il rapido incremento demografico ad esse correlato, Asti deve necessariamente ampliare il territorium civitatis, portandolo a più riprese a raggiungere confini sempre più ampi. Agli inizi del XII secolo, nel settore di nostra pertinenza, tali confini si spinsero a comprendere il tratto finale della Vallis Iuvenalis ( in altre parole il tratto finale della val Rilate), e gran parte della Vallis Benedicta; nella prima si arrestavano dove iniziava il territorio del villaggio di Sessant, nella seconda in prossimità del villaggio scomparso di Monfrione. Essi delimitavano quello che si definiva “Posse Vetus”, vale a dire “Distretto Vecchio”.

Già alla fine del secolo la Città si era impadronita dei villaggi circostanti, dilagando in seguito nel territorio a formare uno Stato fra i più estesi del Piemonte. Tuttavia il Posse Vetus corrispondente al raggio di circa 1,5 chilometri dal recinto più antico, si cristallizzò definitivamente nei suoi confini originari come “area urbana originaria”, al punto che dal XIII secolo ebbe la definizione di “BURGI COHERENTES CIVITATIS” ( “Borghi circostanti la Città”). L’area dei Borghi era in pratica “Città” in tutto e per tutto, anche se collocata esteriormente alla prima cerchia di mura.

Tra fine Duecento ed inizi Trecento, quando si approntò la seconda cerchia difensiva, i borghi situati al suo interno furono definiti per un certo tempo “BORGHI MURATI” per distinguerli da quelli rimasti al suo esterno, che cominciarono ad essere sporadicamente definiti “SOBBORGHI”. L’ATTUALE TERRITORIO DELLA TORRETTA HA LA QUALIFICA DI “BORGO” DA OTTO SECOLI. Nel 1276 un documento veniva redatto “ In Burgis, silicet in ecclesia Sancte Marie de Calmo” ( “Nei borghi, cioè nella chiesa di Santa Maria del Carmine” in: “Le carte dell’Archivio Capitolare d’Asti”, Torino 1986, doc. 130). Vedremo presto come la chiesa citata sorgesse nel cuore del territorio torrettino, e rappresentasse uno dei primi poli d’aggregazione demografica.

Per ora giova rimarcare quella definizione “In Burgis” che sancisce uno status giuridico prima ancora di un’effettiva consistenza dell’abitato.