Secolo XIV: La crisi delle fondazioni religiose

Nel 1334 il vescovo Arnaldo De Rosette decretava la soppressione dell’antica parrocchia di San Lorenzo. La chiesa continuò ad esistere, e si mantenne in buono stato fino alla metà del XVII secolo; i sui redditi, per contro, furono assegnati al Capitolo della Cattedrale, ed il suo distretto territoriale smembrato a favore delle parrocchie del Duomo e di San Secondo della Torre. La soppressione era probabilmente dovuta alla vistosa contrazione demografica che dagli inizi del Trecento cominciò a svuotare i Borghi più lontani dal centro.

Il fenomeno fu in gran parte provocato dalle guerre civili fra i Guelfi “intrinseci” che controllavano la Città ed i Ghibellini fuoriusciti annidati in alcuni castelli del contado, impegnati a condurre sfibranti azioni di guerriglia, come ricorda il cronista Guglielmo Ventura, “…venendo quasi ogni giorno nei pressi delle mura dei Borghi, catturando ed uccidendo uomini, e anche donne, e ciò che trovavano, rapinavano” ( Memoriale, cap. 46). Questa situazione di violenza endemica, cominciata nel 1304, si protrasse per alcuni anni, abbastanza da indurre gli abitanti dei sobborghi più esterni a trovar rifugio all’interno delle mura. Benché le cose si sistemassero tra il terzo ed il quarto decennio, il decremento demografico era ormai generalizzato, ed i vuoti lasciati non furono più riempiti. Non fu dunque un caso se dopo il 1335 i Carmelitani decisero di abbandonare il proprio convento nel nostro Borgo, e trasferirsi in Città nel quartiere di Porta San Giuliano, presso la contrada di Marene.

Lì cominciarono ad edificare una nuova sede, e una basilica monumentale sull’area dell’attuale Piazza Cagni, che per la sua vastità fu portata a termine solo nel 1414. La chiesa, una delle più grandi e belle della Città, fu demolita nel corso dell’Ottocento; il convento esiste ancora, sia pure in spaventose condizioni di degrado).